Bombardamento di Roma

Già all'indomani dell'entrata in guerra dell'Italia, il bombardamento della Città Eterna divenne fra le forze Alleate un argomento molto dibattuto: da una parte vi era chi riteneva non si dovesse avere alcuno scrupolo nel caso in cui tale azione potesse avere un impatto importante nelle vicende belliche, dall'altra vi era chi temeva che tale iniziativa avrebbe portato ad una reazione indignata della maggior parte dell'opinione pubblica mondiale, per aver colpito la culla della cristianità ed una delle città più importanti sotto il profilo culturale, storico e archeologico.

Certo è che fino alla mattina del 19 luglio 1943 ben pochi romani credevano, per i motivi di cui sopra, che la Capitale sarebbe stata bombardata.

Ma alle 11,13 di quel lunedì, dopo 1134 giorni di guerra, 556 ebbe inizio l'operazione l “Operazione Crosspoint”. Le forze aeree statunitensi e britanniche, forti di 362 bombardieri pesanti B17 e B24 e di 300 bombardieri medi B26 e B25, scortati da 268 caccia Lighting partiti dalla Tunisia, e che poco prima si erano allineati sul lago di Monterosi, a NO della Capitale, giunsero sugli obiettivi prestabiliti: lo scalo ferroviario di San Lorenzo, in primo luogo, ma anche gli scali ferroviari del Littorio sulla Salaria e quello Tiburtino. Gli aerei erano ad una quota di 20.000 piedi (in codice "Twenty Angels"), vale a dire 6.000 metri, in modo da essere irraggiungibili dal fuoco della contraerea. Perentori ordini erano stati impartiti per risparmiare le altre zone della città: i lanci dovevano essere precisi, oggi diremmo chirurgici. Ma, ovviamente, sotto le oltre 9.000 bombe sganciate, per un totale di 1.060 tonnellate, trovarono la morte molti civili: circa 1.700, con oltre 4.000 feriti. "Danni collaterali" di una guerra che aveva già fatto milioni di morti.

Dopo meno di un mese, il 13 agosto 1943 Roma è bombardata per la seconda volta. L'obiettivo questa volta fu il quartiere Appio -Tuscolano.

Il 14 agosto 1943 Roma è dichiarata unilateralmente "Città Aperta". Il Comando Supremo italiano, ordinò immediatamente alle batterie antiaeree della zona di Roma di non reagire in nessun modo in caso di passaggio aereo nemico sulla città; comandò poi lo spostamento di sede dei comandi italiani e tedeschi e delle rispettive truppe; si impegnò a trasferire gli stabilimenti militari e le fabbriche di armi e munizioni e a non utilizzare i nodi ferroviari cittadini per scopi militari, né di smistamento, né di carico o scarico, né di deposito.

Tale status, a causa dell’occupazione della città da parte delle truppe naziste, non venne mai riconosciuto dalle forze Alleate, pertanto i bombardamenti non furono interrotti, anzi: verso la fine della guerra diventeranno sempre più frequenti, spesso giornalieri. In totale furono 51 i bombardamenti su Roma; l’ultima incursione, il 3 maggio 1944, colpì i quartieri della Magliana e del Quadraro.

Di lì a un mese, il 4 giugno,  la città sarebbe stata liberata.

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