Come avveniva il lancio di volantini da un velivolo? Sembra un'operazione apparentemente banale, ma per evitare incidenti, distrarre il meno possibile gli aviatori e per garantire una distribuzione omogenea sull'obiettivo, si svilupparono e affinarono nel tempo diversi metodi.

Inizialmente si lanciavano pacchetti avvolti in carta pesante e chiusi con scotch carta. Per lanciarli dai bombardieri, il pacchetto che si dimostrò essere per dimensioni e peso il più gestibile era quello da 4.000 pezzi dei volantini standard12,7 x 20,3 cm, pari a 5 x 8 pollici americani. Dai caccia si lanciavano invece pacchi da 500 volantini. I lanci effettuati in questo modo avevano però alcune controindicazioni: una distribuzione a terra poco accurata, uno sforzo fisico da parte del personale in volo, che veniva fra l'altro distratto dalle altre operazioni, e il rischio di rottura dei pacchetti appena lanciati o addirittura già all'interno dell'aereo. Delle volte poteva invece accadere che i pacchetti, legati in modo troppo stretto, non si aprissero, potendo così creare danni all'aereo o giungendo a terra interi. Questo modo di procedere era il più semplice ma anche il meno efficace, soprattutto da grandi altitudini.

Un sistema più evoluto era il Quick Release Gunny Pack, sviluppato dalla RAF britannica. Il pacchetto era realizzato con due pezzi di iuta o tela tenuti insieme da un cordino che avvolgeva il pacco, terminando con un nodo scorsoio attaccato ad una linea statica all'interno dell'aereo. L'apertura avveniva quindi pochi secondi dopo il lancio e il sacco poteva essere recuperato. Venivano usati pacchetti contenenti 10.000 volantini l'uno.

Altro sistema era l'Head Bomb, sviluppato durante i lanci sull'Italia. Il contenitore veniva caricato e sganciato come una normale bomba. Conteneva fino a 40.000 volantini e si potevano caricare 8 di questi contenitori su un B-25 o un B-26. Il contenitore era realizzato con stecche di legno, chiodi e uno spago resistente. Chiamata “coffin” (bara) era tenuta insieme da uno spago che, con l'ausilio di chiodi piegati, formava una rete circolare. Lo spago terminava con un nodo scorsoio al quale era legato, tramite uno spezzone di corda, un piccolo quadrato di compensato. Quando il contenitore era sganciato, il compensato fungeva da paracadute, allentava il nodo scorsoio, srotolava lo spago e il contenitore si apriva, circa 45 metri al di sotto dell'aereo, evitando impatti con il velivolo e altri problemi agli aviatori. Il sistema non si dimostrò però ideale per lanci da alta quota.

Con la finalità di creare uno strumento che potesse essere lanciato da altezze elevate, equipaggiato con una piccola carica che potesse esplodere, distruggere il contenitore e distribuire i volantini ad una altezza ridotta sopra all'obiettivo, la RAF sviluppò il Time-Fused Package. Il contenitore, che conteneva 4/5.000 volantini, era realizzato in cartone pesante o lamierino leggero, con il detonatore a tempo posizionato nella parte superiore. All'interno si trovava una lastra con vari fori. Gli spaghi che tenevano insieme le diverse parti del contenitore terminavano sulla lastra. Quando la spoletta esplodeva, la lastra si frantumava liberando gli spaghi, il contenitore si distruggeva e i volantini erano rilasciati.

Bomba MonroePer vari problemi e difficoltà legate alla realizzazione del contenitore, al funzionamento del detonatore a tempo, al fatto che dovesse essere lanciato fisicamente al di fuori del velivolo, il Time-Fused Package fu presto abbandonato per la Monroe Bomb, sviluppata nell'inverno del 1943/1944 in Inghilterra, dal Capitano USAAF James Monroe. Con l'eccezione del detonatore e della miccia, era realizzata con materiale di recupero reperibile presso ogni unità aerea. Consisteva in un contenitore cilindrico di carta paraffinata pesante 136 chili –ognuno con 80.000 volantini- che si apriva ad un'altitudine compresa fra i 600 e i 300 metri grazie ad un piccolo detonatore. Era lanciata con buoni risultati da ogni altezza come una normale bomba ed era pensata in particolare per i B-17, che ne potevano portare fino a 10. Aveva comunque qualche difetto: essendo di forma cilindrica, la velocità di caduta delle bombe lanciate era diversa e pertanto si aprivano a differenti quote. Furono fatti dei tentativi per equipaggiarle con dei detonatori barometrici o con delle alette, ma senza risultati degni di nota.

Per ovviare a questi problemi, fu realizzata durante la primavera del 1944 dal Capitano John C. Lyons la M-26 Leaflet Bomb, adattando allo scopo una normale bomba illuminante munita di paracadute. L'oggetto assomigliava, si lanciava e si comportava come una normale bomba, rilasciando i volantini fra i 450 e i 300 metri. Il primo uso in grande scala avvenne in corrispondenza del D-Day e venne poi regolarmente utilizzata fino alla fine della Guerra nel teatro del Mediterraneo. Ogni bomba contenente 14.000 volantini poteva essere montata sui B-25 e B-26 ma anche su caccia e caccia-bombardieri.

 

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