Ingresso rifugi antiaerei

Dove si ripara la popolazione civile durante gli allarmi aerei e i bombardamenti? Negli anni precedenti alla guerra inizano ad essere allestiti dei rifugi antiaerei, che la propaganda di regime decide ad un certo punto di chiamare ricoveri, ritenendo che questa definizione risulti meno preoccuante per la cittadinanza.

Con il Regio Decreto Legge n. 2121 del 1936 la realizzazione di ricoveri privati diviene addirittura obbligatoria per gli edifici residenziali di nuova costruzione.

Diversi sono i gradi di protezione offerti dai rifugi per i civili: vi è comunque la consapevolezza che gli effetti delle bombe di grandi dimensioni sono tali da richiedere “notevoli masse di cemento armato, o caverne in terreno molto compatto, le une e le altre troppo costose ed ingombranti, specie in città”. L'idea di fondo del regime fu quindi di realizzare “ricoveri, piccoli, numerosi, variamente dislocati ed adattati alle condizioni locali”, questo perché ci si rendeva conto che: “non sarà generalmente possibile costruire ricoveri alla prova contro le bombe più grosse, che hanno parecchie centinaia di Kg di potente esplosivo... Bisognerà quindi adattarsi a considerare il colpo in pieno delle bombe maggiori come eccezionale, e provvedere a ripararsi solo dagli effetti complementari di queste (proiezione di schegge e detriti, incendi, moti d'aria, ecc.) e dalle bombe minori (fino a 100 Kg).” * 

RIFUGI PUBBLICI COLLETTIVI ATTREZZATI - Possono essere realizzati ex-novo, con forme e dimensioni diverse, ma sempre dotati di almeno due accessi, oppure riadattando ambienti sotterranei di scuole, Ministeri, uffici pubblici. Sono dotati di porte antigas in ferro e sistemi di filtraggio e ricambio d'aria.

RIFUGI PRIVATI - Si distinguono in normali o casalinghi di circostanza, a seconda se le tecniche di costruzione rientrino o meno nelle disposizioni previste dalle leggi del 1936. Nei fabbricati già esistenti, sono realizzati riadattando cantine, seminterrati, scantinati e le cosiddette “fontane”, ambienti con vasche usati per fare il bucato che sono rinforzati e puntellati con strutture di legno. Questi luoghi devono garantire sufficiente areazione, illuminazione e uscita di sicurezza. Inoltre devono essere dotati di cassette di medicinali, vasi igienici, panche, badili, picconi.

 

I rifugi si distinguono inoltre, in base ai sistemi adottati per la protezione rispetto ai gas

RIFUGI A TENUTA D'ARIA - I locali sono completamente stagni rispetto all'esterno, e non vi è ricambio d'aria; per avere un ordine di grandezza, in una stanza di 3x4x3 metri, pari a 36 metri cubi, una famiglia di due adulti e due bambini può sopravvivere per circa 9 ore; 

RIFUGI A RIGENERAZIONE D'ARIA - I locali risultano sempre stagni rispetto all'aria esterna ma in più sono dotati di un sistema che permette di respirare l'aria contenuta nel locale, continuamente rigenerata da un dispositivo che fornisce l'ossigeno necessario, assorbendo l'anidride carbonica ed il vapore acqueo prodotto dalla respirazione. Viene considerta la soluzione ottimale, anche le sostanze rigeneratrici sono particolarmente costose;

RIFUGI  A FILTRAZIONE D'ARIA - L'aria esterna, immessa, grazie a particolari filtri, è depurata da agenti chimici;

RIFUGI  MISTI - Sono quelli a filtrazione o a rigenerazione d'aria, separate o abbinate, secondo le esigenze contingenti.

ricovero antiaereo civileLa custodia del ricovero è affidata al capo-fabbricato, una persona scelta fra uno degli inquilini che deve verificare le condizioni igieniche e di sicurezza, la presenza di secchi d'acqua e sabbia, picconi, e pale; deve inoltre controllare che, al segnale d’allarme, il portone di accesso al ricovero che si trova fronte strada venga immediatamente aperto per consentire l’accesso anche ai passanti. Inoltre deve assicurarsi che nessun materiale combustibile sia lasciato nei sottotetti.

Le autorità, consapevoli dell’inadeguatezza di molti stabili, consigliano, nel caso non sia possibile allestire ricoveri negli scantinati, di costruire trincee nei cortili, nei giardini o nei terreni adiacenti. In casi estremi, bisogna rifugiarsi ai piani inferiori presso le porte o gli angoli dei muri maestri.

Il numero di rifugi, limitato rispetto alla popolazione, è dovuto anche alla presenza nel sottosuolo di Roma di estese cave di tufo e pozzolana. Questi fitti reticoli di gallerie, insieme anche alle catacombe, sono utilizzati regolarmente come rifugi di fortuna e spesso attrezzati con impianti elettrici e con muri d'ingresso trasversali per dissipare le onde d'urto.

Con l'inizio dei bombardamenti, i rifugi più sicuri diventano veri e propri dormitori e molte famiglie vi trasferiscono letti, armadi e oggetti cari.

In migliaia poi si accampano in pianta stabile sotto al colonnato di San Pietro, sicuri che almeno la Città del Vaticano non sarà mai bombardata.

 

*“Difesa del territorio e protezione antiaerea 1915-1943”

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