Sono numerose le testimonianze, già a partire dal'antichità, dell'universalità dell'intuizione di ricorrere a fumi irrespirabili per sconfiggere i propri nemici. I primi alchimisti del XIII e XIV secolo ipotizzarono "fuochi ie liquidi nfernali" di varia natura. Le conoscenze di chimica e di tecnologia erano tali però da non consentirne la realizzazione pratica. Nei secoli successivi iniziarono ad essere realizzate, e gli esperti di guerra e di chimica ricercavano formule capaci di realizzare l'arma "superiore", capace in un sol colpo di annullare tutte quelle dell'avversario. Tali armi rimasero comunque rozze, poco efficaci ed insicure anche per chi le usava. Si ritiene che in alcuni casi ne fece uso l'esercito napoleonico, e anche gli inglesi nella guerra di Crimea pare ricorsero a gas asfissianti.

I grandi passi avanti compiuti dall'industria chimica, ormai pronta a fornire prodotti dalle propsettive straordinarie, e la conseguente consapevolezza del potenziale distruttivo di armi di tale natura, porta già nel luglio 1899 le principali potenze riunite alla Conferenza Internazionale della Pace a firmare la Convenzione dell’Aia, che bandisce dai campi di battaglia "veleni o armi avvelenate". Impegno reiterato con una seconda Convenzione, firmata sempre all'Aia nell'ottobre 1907. Il documento non viene sottoscritto da cinque delle nazioni che nel giro di pochi anni prenderanno parte alla Prima Guerra Mondiale.

Attacchi con gas asfissianti

Durante la Grande Guerra però, la cittadina belga di Ypres diventa il teatro del primo attacco chimico su vasta scala mai portato a termine: qui, il 22 aprile 1915 le truppe tedesche usarono contro i loro nemici francesi tioetere del cloretano, da quel giorno divenuto tristemente noto con il nome di iprite.

L'esercito italiano subì il primo attacco con gas il 29 giugno 1916 sul Carso. Gli austriaci riversarono 6.000 bombole di un composto a base di fosgene.

Anche la Gran Bretagna sviluppò intorno al 1918 un'arma chimica, il cosiddetto “Dispositivo M”, a base di difenilcloroarsina, apparentemente usata, insieme all'iprite, nel 1920 in Iraq e in India, su autorizzazione dell'allora Segretario delle Colonie, Winston Churchill. Celebre rimane la sua frase: "Sono a favore dell'uso di gas velenosi contro tribù non civilizzate".

A partire dal 1921 sono le forze franco-spagnole ad usare l'iprite in Marocco, nel tentativo di reprimere le rivolte delle tribù berbere.

Il 17 giugno 1925 le maggiori nazioni del mondo firmano il Protocollo di Ginevra, che proibisce l'uso di armi asfissianti, tossiche e batteriologiche, sotto forma di gas, liquidi o qualsiasi altra materia. Il documento è ratificato nel 1926 dalla Francia, nel 1928 da Italia, Russia, Austria, Belgio, nel 1929 dalla Germania, nel 1930 dalla Gran Bretagna (Gli Stati Uniti lo ratificheranno solo nel 1975).

Nonostante ciò, armi contenenti iprite e fosgene furono lanciate da aerei italiani nel 1928-1930 contro le popolazioni libiche e nel 1935 durante la guerra d'Etiopia.

maschere antigasCon lo scoppio della II Guerra Mondiale, il timore di attacchi chimici, forse rafforzato proprio dalle ricerche in atto da parte di molte nazioni, finalizzate ad individuare forme di produzione sempre più efficienti, miscelando i gas per combinarne e moltiplicarne gli effetti letali, portò ad una vera e propria psicosi, amplifiacata dalla concreta possibilità che tali armi potessero essere utilizzate non solo in guerra di trincea ma anche, grazie allo sviluppo dell'aviazione, sganciate direttamente sulle città, a centinaia di chilometri dal fronte, con conseguenze catastrofiche anche per la popolazione civile,

Le misure di prevenzione furono massicce, con la distribuzione di maschere antigas e la costruzione di rifugi dotati di sistemi di filtraggio e depurazione dell'aria.

Così si legge in un catalogo relativo a rifugi antiaerei della Ditta Bergomi, specializzata in questo campo: “Se l'impiego di aggressivi chimici nelle azioni guerresche, risalendo anche a qualche secolo addietro, non è un fatto nuovo nella storia, è facile prevedere che esso assumerà ben maggiore gravità nelle conflagrazioni future. La chimica, in continuo grande progresso, fornirà ai belligeranti mezzi di distruzione potentissimi”.

Durante la II Guerra Mondiale però, nessuna potenza belligerante utilizzò armi chimiche di alcun tipo, fatta eccezione per il Giappone che usò iprite e lewisite contro l'esercito cinese.

In verità la Germania nazista già a partire dal 1936 aveva sviluppato con i suoi scienziati dei devastanti agenti tossici come il tabun, il sarin e il soman, poi conosciuti come gas nervini, che avevano la caratteristica di essere incolori e quasi inodori. Ma, forse temendo una devastante rappresaglia condotta con le stesse armi, non furono mai utilizzati, anche se al momento della resa del Terzo Reich le Forze Alleate trovarono nel porto di Lubecca diverse tonnellate di gas nervini caricate in proiettili di artiglieria

Un gas a base di cianuro (il Zyklon B, un insetticida) è tristemente conosciuto perchè utilizzato nelle camere a gas dei campi di sterminio durante l'Olocausto.

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