Istituita nel 1927 come Milizia Artiglieria Controaerei, denominata poi dal 1935 Difesa Contraerea Territoriale, la DICAT, è costituita da volontari: mutilati, invalidi, persone che hanno superato i 40 anni, spesso reduci dalla Grande Guerra, e giovani dai 18 ai 20 anni, non ancora chiamati alle armi. Importante il ruolo dei ciechi che, raffinati nell'udito, sono destinati all'ascolto degli aerofoni.

La Milizia DICAT, che ha come motto “Il nemico non prevarrà dal cielo” e come simbolo un cannone alato, opera per garantire tanto la difesa attiva quanto quella passiva del territorio.

Per la difesa attiva si coordina per l'avvistamento e l'azione di fuoco con le attività dell'Aeronautica che, con l'avanzare della guerra diminuiscono sempre più per le non rimpiazzabili perdite di apparecchi e di piloti.

L'operatività ed efficienza della DICAT, composta da 85.000 uomini, è limitata dalla disponibilità e dalla prestazione dei pezzi in dotazione, oltre che dal munizionamento: al momento dell'entrata in guerra, si contano 227 postazioni su tutto il territorio nazionale, equipaggiate batterie Breda da 75 millimetri, sia 46 che 27 risalenti alla Grande Guerra e ormai obsoleti. Scarsa è inoltre la dotazione di moderni sistemi di puntamento, di telemetri per il calcolo dei dati di tiro, di cellule fotoelettriche e di riflettori sufficientemente potenti.

Radiotelemetro Volpe

Il giorno del primo bombardamento su Roma le batterie, sebbene in ritardo, sparano dalle varie postazioni presenti intorno alla città, come quelle dell'EUR, Grottarossa, Monte Antenne, o a difesa di obiettivi sensibili come quelle posizionate sulle altane dei palazzi di Piazza Verbano, per proteggere le vicine Villa Savoia e Villa Torlonia

I proiettili arrivano però a malapena a 6.000 metri, mentre i bombardieri alleati volano a 7.000.

Nell'autunno 1943 i tedeschi inviano una cinquantina di batterie FlaK con cannoni da 88 millimetri, che vengono posti a difesa della Capitale.

Per la difesa passiva, provvede alle segnalazioni di allarme per la cittadinanza, basandosi su informazioni ricevute dai centri di raccolta notizie che ricevono le segnalazioni di avvistamenti dai posti vedetta, dislocati lungo le coste, ma non solo.

Così recita il documento "Istruzione sulla Protezione antiaerea - La segnalazione dell'allarme", un vero e proprio piano di emergenza che non lascia nulla al caso, emanato dal Ministero della Guerra nel 1938: "Per rendere i provvedimenti di Protezione Anti-Aerea suscettibili di dare tutti i risultati che se ne attendono, è necessario guadagnare tempo per poterli attuare. L'allarme ha appunto questo scopo, segnalando col massimo anticipo possibile l'avvicinarsi di un'incursione aerea nemica.....Il segnale di allarme deve essere udito sia di giorno che di notte, tanto nei luoghi aperti quanto in quelli chiusi; deve essere quindi trasmesso con mezzi opportunamente distribuiti nella località da allarmare ed atti ad emettere segnali sicuramente percepibili e non confondibili con altri del genere. I più adatti allo scopo, e perciò comunemente usati, sono i mezzi acustici rappresentati normalmente dalle sirene ed eccezionalmente da campane, cornette, ecc.".

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